STORIA e CULTURA

PERCORSO STORICO e CULTURALE

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LA TORRE DI MONTESARCHIO

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Dato per assodato che sulla collina dove sorge la torre e che pochi conoscono con il suo nome cioè “monte ciaurno” ci sia sempre stata una torre di guardia, in quanto è l’unico posto strategico da cui si può controllare tutta la valle. Ci si dovrebbe chiedere perchè ha quella forma e non un’altra in quanto non è una semplice torre di avvistamento (come se ne vedono tante anche sulle nostre coste) ma è, costruita a mò di fortezza a se stante.
Ebbene se si approfondisce questo discorso, facendo ricorso a ricerche storiche, si scopre che questa torre così come la vediamo è stata realizzata nell’ultimo decennio del XV sec. e la forma che ha è stata concepita dall’architetto reale che in quel periodo serviva la corte aragonese e che risponde a nome di Francesco di Giorgio Martini.
Questa notizia ce la da il prof. Lucio Santoro uno dei massimi esperti di architettura militare storica della Federico II, nonché libero docente di restauro dei monumenti e membro dell’I.C.O.M.O.S. (International Council On Monument and Sites) e membro del consiglio scientifico dell’I.B.I. (Istituto Italiano Castelli).
Ora non ci resta che approfondire la figura di Francesco di Giorgio Martini, vero genio rinascimentale di capacità poliedriche.
Egli nasce a Siena nel 1439 e si forma come pittore e scultore nella bottega di Lorenzo di Pietro Vecchietta e, come pittore, da ben presto ottima prova di se con “l’Assunzione” e “la Natività” che si possono ammirare nella pinacoteca della città. La sua pittura è influenzata dal Sassetta (maestro del Vecchietta) e dal Masaccio. Ben presto abbandona la pittura e la scultura per dedicarsi all’architettura e specificamente all’architettura militare diventando “ingegnarius”. In questa veste collabora fattivamente alla costruzione del palazzo ducale di Urbino con delle geniali soluzioni costruttive. Al servizio del duca di Urbino, fa esperienza nell’arte delle fortificazioni ristrutturando o costruendo ex-novo le fortezze di Federico da Montefeltro tra cui la ristrutturazione della rocca di San Leo. Divenuto uno dei massimi esperti dell’architettura militare definita “di transizione” in quanto con essa si passa dalle difese dei secoli passati alle difese moderne atte a battaglie con armi da fuoco.
Morto Federico da Montefeltro si occupa di varie costruzioni civili in giro per l’Italia centrale. Nel 1489 lo ritroviamo a Siena dove ricopre cariche pubbliche e diventa architetto ufficiale della citta. Nel 1490 si reca a Milano a servizio degli Sforza e qui collabora con Leonardo da Vinci all’edificazione del duomo di Milano e della cattedrale di Pavia. Dal 1494 al 1500 è a Napoli (all’apice della sua carriera) come ingegnere militare a servizio degli Aragonesi, ed è in questo periodo che mette mano alla ristrutturazione di molti castelli campani e pugliesi (tra cui la torre ed il castello di Montesarchio). Muore a Siena nel 1502.
Francesco di Giorgio Martini, durante tutta questa attività, trova anche il tempo di scrivere dei trattati di architettura militare e di “macchine da guerra” tanto, che è stato dimostrato dagli studiosi il debito di formazione da parte di Leonardo nei confronti di questo eclettico “INGEGNARIUS”.
Nell’arte della fortificazione fu l’antesignano del “fronte fortificato” e della torre “a mandorla” tutte e due queste soluzioni costruttive le troviamo rispettivamente nel castello e nella torre di Montesarchio.
La torre di Montesarchio va vista come bastione di difesa delle mura che ad essa si raccordavano sia dal “lato vetere” che dalla “cappella” e che circondavano tutto l’abitato; mentre al castello viene aggiunta la rampa da cui ora si accede nonché l’ingresso a “elle” e tutta la facciata bastionata che lo contiene e che si allunga per tutto il lato ovest.
Ora tanto si potrebbe dire da uno studio approfondito e capillare delle difese urbane di Montesarchio e specificatamente della sua Torre che purtroppo è ricordata in modo molto riduttivo e avvilente soltanto come “il carcere di Carlo Poerio. (testo a cura del Cavavaliere Fracesco S. Barbato Romano)

AUDIO TRACCIA 1: BELVEDERE DALLA TORRE E CASTELLO

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Quello che potete vedere davanti a Voi è la Valle Caudina nella sua interezza. Partiamo in senso antiorario prendendo come riferimento il Monte Taburno a Nord. Il Taburno è un massiccio calcareo isolato dell’Appennino, la cui vetta raggiunge i 1394 metri sul livello del mare. Separato a nord dalle montagne del Matese per mezzo dalla Valle Telesina, solcata dal fiume Calore, il massiccio domina, a sud, la Valle Caudina, che lo separa dai monti del Partenio, famosi per ospitare il Santuario di Monte Vergine. La Valle Caudina, via naturale di passaggio tra Tirreno e Adriatico, fu attraversata fin dall’antichità dalla via Appia, la più famosa strada romana che collegava Roma a Brindisi.

Il clima salubre e le numerose fonti d’acqua hanno permesso fin dall’antichità il prosperare di genti e dei loro commerci. A sinistra del Monte Taburno si possono ammirare le forche caudine con la loro naturale forma a V, famose per Le Guerre sannitiche, i tre conflitti combattuti dalla giovane Repubblica romana contro la popolazione italica dei Sanniti e i numerosi loro alleati, tra la metà del IV e l’inizio del III secolo a.C.

Ancora più a sinistra si possono ammirare le Montagne di Montevergine, che, insieme al Taburno, creano una cintura di Parchi Regionali protetti, oasi verdi per tutti gli amanti della natura. Infine, chiudendo a semicerchi la visuale verso Oriente, le colline si stendono  verso il capoluogo: Benevento.

AUDIO TRACCIA 2: STORIA DELL’EPOCA SANNITA E ROMANA

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Il territorio che state visitando è ricco di  testimonianze archeologiche, risalenti all’ epoca dell’ antica Caudium e alle successive stratificazioni di popoli che, nel Medioevo, occuparono  il terrario interno della Campania, come i Longobardi e i Normanni. Grazie agli scavi condotti fra i territori dei comuni di Montesarchio e del resto della Valle Caudina. gli archeologi hanno rinvenuto reperti che risalgono all’epoca sannita (VIII – V secolo a.C.) e alla successiva epoca romana, quando  dopo la disfatta della lega sannitica nel IV secolo a.c., la città sannita di Caudium venne distrutta, per risorgere più tardi come colonia di veterani nel I sec a.C.

AUDIO TRACCIA 3: STORIA  DI MONTESARCHIO E LA VIA APPIA

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Il successo e la longevità di questa città, che ritroviamo prospero centro urbano ancora in tarda età imperiale, furono dovute alla sua posizione strategica: la valle Caudina è infatti una via naturale che solca gli Appennini, itinerario obbligato per i collegamenti tra Roma, il Tavoliere e i porti  della la Puglia già in epoca repubblicana la valle era transitata da uomini, merci ed eserciti romani diretti verso i porti dell’ Apulia e della magna Grecia, per poi da lì solcare i mari verso la Grecia e il Medio Oriente.

Pertanto, compresa l’importanza di questa via naturale di collegamento tra l’ Urbe e l’ intero mediterraneo orientale, già nei 312 a.C. iniziarono i lavori per la costruzione della via appia che, in seguito, per la sua importanza prese il soprannome di “Regina Viarum”. mai abbandonata,   fu restaurata ed ampliata durante il governo degli imperatori Augusto, Vespasiano, Traiano, e Adriano. Per i viaggiatori, Montesarchio rimase sempre uno dei punti di ristoro. essi fecero fiorire il suo commercio,  anche nel Medioevo, quando l’ appia venne utilizzata da crociati e pellegrini in marcia verso la terra santa. la strada venne annoverata nei numerosi fasci di strade della via Francigena dette anche vie romee, che conducevano dall’Europa centrale, in particolare dalla Francia, a Roma e quindi in puglia e di li alla volta di Gerusalemme. Al termine della pagina un approfondimento sulla via Appia.

AUDIO TRACCIA 4: STORIA  MEDIEVALE

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Ma perché Caudium ha l’attuale nome di montesarchio? Il nome attuale risale al Medioevo. L’alta collina, alla cui sommità potete ammirare il Castello e la torre, era conosciuto come Mons Herculis,ovvero Monte di Ercole. Nel passaggio dal latino al volgare la pronuncia venne modificata in “Montesarculo”, da cui il nome attuale. Questo colle aveva un’ importanza strategica, perchè permetteva dai  posti di guardia di dominare e controllare i traffici commerciali lungo la Via Appia. Dalla vedette infatti lo sguardo si estende per un raggio di 100km, riuscendo a sorvegliare i punti di accesso e di uscita della valle Caudina.

Questa altura rappresentò sempre un vantaggio strategicoper chi era in grado di controllarla: basti pensare alle difficolta che incontrarono i Romani ad  assoggettare i Sanniti. Il centro urbano sorto lungo le pendici del mons Erculis riprese slancio sotto la dominazione  dei Longobardi. In quel periodo (VI – VII secolo d.C.) nacque l’agglomerato urbano chiamato “Latovetere”, con le abitazioni addossate  al castello e alla torre, con visuale verso Ovest, in direzione delle Forche Caudine. In epoca Normanna (a partire dall’ XI sec), a seguito dell’incremento demografico, nacque invece il quartiere “Latonuovo”, che guarda verso Benevento.

AUDIO TRACCIA 5: STORIA DOPO IL MEDIOEVO

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Dopo il Medioevo, Montesarchio fu possesso feudale, coinvolto nel susseguirsi storico delle varie dominazioni del Sud Italia e, in particolare, dell’area interna della regione Campania, sottoposto alle influenze sia di chi dominava Benevento che di chi dominava la pianura Campana, essendo città di raccordo. In particolare furono signori della città i “De Lagonissa” dal 1278 al 1480, i “Carafa” dal 1480 sino al 1528, i “D’Avalos” che la tennero sino alla fine della feudalità nel 1806. A metà del XIX secolo un loro discendente concesse a Ferdinando II di Borbone il castello e la torre. Essa fu trasformata in prigione, ove furono rinchiusi patrioti del Risorgimento.

La via Appia nei disegni di Carlo Labruzzi alla Biblioteca Apostolica Vaticana

Di estremo valore storico le stampe riproduttive dell’Appia, e in particolare nella zona tra Montesarchio e Benevento presenti nella documentazione

che si può raggiungere effettuando un click sulla seguente immagine di preview della pagina.

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CURIOSITA’: Film girati nel territorio di Montesarchio

LO ZAPPATORE

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GENERE: Drammatico
ANNO: 1950
REGIA: Rate Furlan
SCENEGGIATURA: Rate Furlan, Roberto Amoroso
ATTORI: Vera Furlan, Nino Marchesini, Marisa Merlini, Nico Pepe, Tecla Scarano, Enzo Romagnoli, Silvio Rossi, Valeria Valeri, Vito Verde, Angelo Dessy, Gabriele Ferzetti, Clelia Genovesi, Clara Auteri Pepe
FOTOGRAFIA: Franco De Paolis
MUSICHE: Rate Furlan
PRODUZIONE: ROBERTO AMOROSO PER SUD FILM
DISTRIBUZIONE: REGIONALE (SUD FILM) – AVO FILM
PAESE: Italia
DURATA: 80 Min
recensione

PERMETTE SIGNORA CHE AMI VOSTRA FIGLIA?

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GENERE: Commedia

ANNO: 1974

REGIA: Gian Luigi Polidoro
SCENEGGIATURA: Rafael Azcona, Piero De Bernardi, Leo Benvenuti, Gian Luigi Polidoro
ATTORI: Ugo Tognazzi, Bernadette Lafont, Franco Fabrizi, Lia Tanzi, Felice Andreasi, Ernesto Colli, Rossana Di Lorenzo, Gigi Ballista, Quinto Parmeggiani, Pietro Tordi, Franca Scagnetti, Gianfranco Barra, Luigi Leoni, Germano Longo
FOTOGRAFIA: Mario Vulpiani
MONTAGGIO: Antonio Siciliano
MUSICHE: Carlo Rustichelli
PRODUZIONE: CARLO PONTI PER COMPAGNIA CIN.CA CHAMPION, MADELEINE FILM
DISTRIBUZIONE: DEAR
PAESE: Italia
DURATA: 105 Min
FORMATO: PANORAMICA, TECHNICOLOR, TECHNOSPES
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