TRADIZIONI e RELIGIONE

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AUDIO TRACCIA 1: Architetture religiose [L’ Abbazia di San Nicola]

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L’ Abbazia di San Nicola rappresenta il centro religioso del Lato Vetere di Epoca Longobarda, Ricalca pertanto lo stile che accomuna gran parte dell’Italia post bizantina, con architetture semplici, robuste e funzionali. Fu edificata fra il XII e il XIII secolo anche se nel corso dei secoli è stata più volte rimaneggiata. La facciata, in stile romanico, è sovrastata da una nicchia un tempo L’interno è a due navate e conserva diversi resti di una struttura precedente, di stile romanico come l’arco che precede il presbiterio. Vi si può ammirare un pregevole altare maggiore in marmi policromi sovrastato da un grande dipinto di pregevole fattura.

 

AUDIO TRACCIA 2: Architetture religiose [Chiesa e Convento di Santa Maria delle Grazie]

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Come potete vedere, la salita per raggiungere il convento è appagata da una vista meravigliosa, sotto di voi potete vedere piazza Umberto I e la chiesa di San Francesco col suo cortile, attualmente sede del comune. Il complesso venne edificato dai padri francescani nel XV secolo. La chiesa possiede una navata con una sola cappella laterale dedicata alla Immacolata Concezione. Al suo interno è conservata una scultura lignea della Madonna realizzata dallo scultore napoletano Carmine Lantriceni (1760). Sul chiostro, voluto dal conte Carlo Carafa nel XV secolo, si affaccia il campanile realizzato in epoca posteriore.

 

AUDIO TRACCIA 3: Architetture religiose [Chiesa e Convento di San Francesco]

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Il complesso è stato costruito nel 1339 ma l’aspetto attuale risale al XVIII secolo. La chiesa, di stile vanvitelliano, ha una facciata con tre ingressi (il centrale possiede una

bella porta in legno intarsiata con scene di vita di San Francesco). L’interno è a tre navate ed ha pregevoli altari e dipinti barocchi. Di notevole interesse è l’organo a canne e il pulpito in legno. Il convento è attualmente sede comunale.

 

AUDIO TRACCIA 4: Architetture religiose [Chiesa della Purità,San Pio e S.Leone]

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Nata come cappella privata dei D’Avalos, conserva ancora il passaggio che conduceva al palazzo nobiliare. Di notevole interesse è il presbiterio con il coro, ricco di decorazioni, il baldacchino centrale in marmo e l’altare maggiore, costituito da motivi geometrici e floreali. Chiesa di S.Giovanni Battista o dell’Annunziata chiesa del XVII secolo

PRINCIPALI TRADIZIONI

 

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AUDIO TRACCIA 5: Rievocazione della vita contadina: il Villaggio dei Pagliai, il mondo contadino prima della grande emigrazione degli anni ’60

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IL CLICO DELLE COLTIVAZIONI

La prima semina avveniva a Novembre, piantando il grano. Il terreno veniva preparato ad Agosto con la zappa e il bivente, uno strumento utilizzato per girare la terra. A Febbraio si preparava il terreno per le patate che venivano seminate nello stesso mese. Ad Aprile e Maggio si preparava il terreno detto Maggese per la semina in sequenza del granturco, i ceci, pomodori e il tabacco. Un espressione contadina indicava questo periodo dell’anno con il canto della piccola civetta chiamata in termini dialettali ascio, si diceva: “quando canta ‘ascio pianto o’grarignolo che nasce!” dove il grarignolo è il granturco. A giugno c’era la mietitura del grano, e si mieteva il foraggio per gli animali. In questo periodo tutte le famiglie contadine iniziavano a vivere in campagna, creando cosi’ un vero e’ proprio Villaggio dei pagliai.

Avvicinandosi alla terra, in una passeggiata immaginaria negli anni ’50 e ’60 nelle campagne di Montesarchio e delle su frazioni, si sarebbero sentiti i canti provenienti dalla campagna, che con la loro cadenza, dava i ritmi alle azioni contadine, per un lavoro che diveniva sincronizzato e permetteva di spendere al meglio le forze, soprattutto della mietitura del grano che poteva durare pure 12 ore al giorno.

Terminata la mietitura venivano scelte le semenze da conservare per piantarle l’anno successivo. Erano le donne a scegliere le spighe migliori per estrare i chicchi dell’anno successivo. Una volta selezionate erano gli uomini a ripulirle dalle erbacce e batterle sopra l’aia per recuperare i chicchi. Essi si disponevano in base alla mano con cui utilizzavano gli strumenti, mancini da un lato, destrorsi dall’altro per dividersi meglio gli spazi. Anche in questo caso era il vocio del capo che dava il ritmo ai forconi che prendevano le spighe e le facevano volare in aria, finchè da terra non si potevano raccogliere tutti i semi di grano.

I primi frutti iniziavano a fine maggio, bisogna pensare che non c’era la grande distribuzione, e la produzione era solo locale,
arrivano per prime le fragole, i fichi fioroni a giugno e le ciliege, a metà agosto la campagna è ricca di frutta prugne, pere, albicocche, pesce e nuovamente fichi. Le mele arriveranno a novembre e saranno al frutta invernale grazie alche al fatto che si conservano per lungo tempo. Il ciclo si chiude con la vendemmia e la raccolta delle ulive. A ottobre si imbottigliava il vino, questa operazione veniva fatta battendo con un grosso arnese detto maglio le motti che cosi’ venivano chiuse quasi ermeticamente, l’espressione contadina evidenziava questo periodo dell’anno con questa operazione. Infatti si diceva: “quando batte o maglio” identificava quasto perido dell’anno che era propizio per la semina del cardone per la minestra di natale, fave, cipolle e aglio.

LA VITA NEI PAGLIAI

Come abbiamo spiegato, le campagne d’estate si riempivano di contadini, questa era la vita dei nostri nonni. Essa seguiva in particolare negli anni ’50 e ’60 la coltivazione del tabacco, che all’epoca era la più redditizia, bisogna infatti pensare che era la prima fonte di reddito per la provincia che vantava una variante di tabacco propria. Il periodo pertanto andava da Maggio a Settembre, la giornata tipo iniziava quando era ancora buio, il pranzo era servito alle 9 di mattina solitamente si mangiava pasta mista, patate, fagioli e verdura bevendo spesso del vino, quindi si riprendeva il lavoro fino a mezzogiorno. A questo punto solitamente per via del caldo ci si riposava fino alle 15. Una volta che il caldo più forte passava, si mangiava nuovamente qualcosa, pane e formaggio o qualche frittatina, per avere le forze per arrivare fino a sera. Si lavorava fino a quando diveniva completamente buoi. A questo punto i più anziani ritornavano a casa e i più giovani restavano di guardia agli animali ad al raccolto. La cena era semplice e leggera: pane pomodori e cipolle. Il pagliaio dove si alloggiava era una vera è propria casa e pranzo e cena si svolgevano in famiglia con le stesse abitudini che si avevano a casa. Un accortezza maggiore era pero’ data al fuoco che veniva acceso per preparare i cibi, veniva ovviamente sempre tenuto sotto osservazioni, non avendo un camino di pietra come a casa. Dopo la cena capitava di incontrarsi con gli altri abitanti dei pagliai vicini, spesso parenti, per passare la serata assieme, raccontando storie, fatti di paese, giocando a carte e bevendo un bicchiere di vino. Questo avvenne con regolarità fino al 1960 dopo di che la grande immigrazione prima, il consumismo poi, trasformò per sempre la vita contadina.

Fortunatamente oggi c’e’ una rivalutazione di questo stile di vita, molte famiglie stanno riportando nei propri costumi questo stile di vita, si ritorna a vedere come risorsa la terra ereditata dai propri nonni, si iniziano a ipotizzare piani di investimenti oppure semplici coltivazioni per uso personale e famigliare. La scuola della agricoltura biodinamica non fà altro che tornare alla saggezza contadina per dare un ordine alle semine e raccolte, come abbiamo descritto pure noi in questa sezione, ed evita l’uso di prodotti chimici. Noi non possiamo che essere felici si tutto questo, sperando che il fenomeno diventi sempre più diffuso.

AUDIO TRACCIA 6: tradizioni e festività 

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